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Pubblicato da Redazione il 20 dicembre 2016

Data Sharing, da Bruxelles nuova azione contro Facebook e Whatsapp

Cercando su internet “Article 29 Group” si viene a conoscenza dell’organizzazione, meglio denominata Article 29 Working Party for Data Protection, organizzazione composta da rappresentanti delle autorità nazionali per la protezione dei dati e la Commissione europea. Attraverso una piattaforma online, il Gruppo Article 29 può fornire consulenze di esperti in materia di protezione dei dati a livello comunitario, può promuovere l’applicazione uniforme delle normative in tutti gli Stati Membri dell’UE, e può consigliare la stessa Commissione Europea sui diritti della persona afferenti la protezione dei dati personali. Circa ogni 2 mesi questa organizzazione si ritrova a Bruxelles e porta avanti delle “task force” per la definizione generale delle politiche di gestione della normativa sui dati personali.

Da questo organo competente è stata di recente promossa una nuova serie di azioni contro la cessione dei dati degli utenti di WhatsApp a Facebook, per scopi pubblicitari. L’Azienda di Zuckeberg, ricorderete, aveva acquisito WhatsApp l’anno scorso, per diversi miliardi di dollari, dando luogo ad un cordone ombelicale tra i due servizi di social networking e messaggistica per gli utenti.

Pare dunque scontato che, tra le due piattaforme (Facebook e WhatsApp), i dati personali si muovessero tutti verso un’unica direzione, che è quella della casa madre. Ma le cose potrebbero presto cambiare, grazie appunto a Article 29 Group, che è intenzionata a fermare la condivisione di dati personali tra WhatsApp e Facebook. Non è raro che le compagnie multi-nazionali utilizzino il “data sharing” per potenziare i propri sistemi di gestione dei dati e delle informazioni personali a fini pubblicitari; al tempo stesso, si è letto su più fronti che i Garanti per la protezione dei dati in Europea hanno le “armi spuntate” nei confronti dei colossi di internet.

Infatti, effettuare una interdizione del data sharing significherebbe anche compromettere la sicurezza e la tutela anti-spam degli iscritti a Facebook e Whatsapp, per questo motivo, le “case madri” promuovono un data sharing sicuro e responsabile. Ad oggi in Italia esiste già lo “Scudo UE-USA” (Privacy Shield), si tratta di un accordo siglato tra le multinazionali e le imprese italiane per interdire il trasferimento dei dati personali tra i due continenti. In nome di migliori condizioni di gestione dei dati, e soprattutto della sicurezza, il Garante per la Privacy in queste settimane ha deciso di sostituire il Privacy Shield con una nuova regolamentazione del trasferimento dei dati verso gli Stati Uniti. La novità è che l’attività di controllo e gestione dei dati verrà svolta dalla Commissione Europea, che verificherà la presenza dei livelli di protezione dei dati personali trasferiti dall’UE agli USA.

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