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Pubblicato da Redazione il 11 marzo 2018

Denunciare un messaggio diffamatorio su Facebook

Con sentenza numero 5352/2018 la V Sezione penale della Corte di Cassazione ha statuito che non può esserci condanna per diffamazione su Internet se non è accertato l’indirizzo IP da cui proviene il messaggio. La sentenza è nata per accogliere il ricorso di una donna che era stata condannata per diffamazione ai sensi dell’art. 595 del codice penale a seguito della pubblicazione di un messaggio diffamatorio sul social network Facebook. La donna era una sindacalista e le era stato riconosciuto un profilo riportante il suo nome e cognome all’interno del quale era stato pubblicato un messaggio diffamatorio nei confronti del Sindaco del suo Paese. Inizialmente la donna aveva disconosciuto il profilo Facebook e si era dichiarata estranea alla vicenda per il fatto che non aveva rapporti personali diretti con il Sindaco.

L’imputazione dei confronti della donna era aggravata da quanto è scritto nel Codice Penale per il reato di diffamazione: “se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a duemilasessantacinque euro. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa [57-58bis] o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro. Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate”. Per il reato di diffamazione su Facebook, però, la Cassazione ha chiarito ogni dubbio in merito all’evidenza digitale di un messaggio su Internet: l’omessa verifica da parte dell’accusa dell’indirizzo IP di provenienza della frase diffamatoria, non permette di accertare il reato di diffamazione. Attraverso la pubblicazione del cosiddetto “file di log” (ovvero il record che contiene i messaggi relativi a tutte le attività di un sistema hardware) è possibile autenticare la provenienza del reato ed infliggere la condanna. Senza questo “file di log” non è possibile condannare per diffamazione l’autore di un messaggio pubblicato su Facebook, su Twitter, su Instagram e su qualunque piattaforma social “aperta al pubblico”. Questa sentenza della Cassazione rende più difficile la cancellazione dei messaggi diffamatori su Facebook e su Internet in generale. Il consiglio a questo punto non è più quello di querelare il presunto colpevole, ma di agire direttamente con il provider di servizio per richiedere la cancellazione del messaggio da Internet.

#diffamazione a mezzo internet#facebook

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