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Pubblicato da Redazione il 4 marzo 2017

Diritto all’Oblio: il caso del terrorista italiano

Nel 2009 un cittadino italiano esce dal carcere dopo aver scontato una pena per reato di terrorismo, commesso ai tempi degli anni di piombo. Non passano molti mesi, e il terrorista, una volta uscito dal carcere, si rivolge a Google per chiedere la rimozione delle URL e dei suggerimenti di ricerca che venivano visualizzati su Internet effettuando una ricerca con il suo nominativo. Google America (all’epoca dei fatti non esisteva il diritto all’oblio sul motore di ricerca) risponde all’ex terrorista che non se ne parla: le notizie non vengono cancellate da Google e i suggerimenti di ricerca, insieme alle altre informazioni storiche, restano online. La persona, allora, si rivolge al Garante italiano per la Protezione dei Dati Personali, avviando una procedura di reclamo. Con questa procedura, il Garante accoglie il reclamo della persona che si è vista negare l’esercizio dei diritti di cui all’Articolo 7 del Codice in materia di trattamento dei dati personali. Il Garante analizza l’accaduto e si riserva di avviare una istruttoria contro chi ha negato l’esercizio dei diritti della persona, oppure di archiviare la richiesta definitivamente. In altri casi, il Garante può anche chiedere un risarcimento danni per il mancato Diritto all’Oblio oppure presentare una querela nei confronti del titolare del trattamento dei dati.

Nello specifico caso dell’ex terrorista, il Garante ha dato ragione a Google ed ha deciso di non intervenire per far rimuovere i Risultati sul Motore di Ricerca. Il motivo è da ritrovarsi nel fatto che il Garante della Privacy ha ritenuto che la persona avesse commesso un reato particolarmente grave con valenza storica. L’ex terrorista aveva cercato di far capire al Garante della Privacy che “non sono più un personaggio pubblico, ma un libero cittadino al quale la permanenza di contenuti così risalenti nel tempo e fuorvianti rispetto all’attuale percorso di vita, cagiona gravi danni dal punto di vista personale e professionale”. Questo non è bastato a convincere il Garante, il quale dichiara che reati gravi come quelli di terrorismo “riguardano una delle pagine più buie della storia italiana, della quale il ricorrente non è stato un comprimario, ma un vero e proprio protagonista. E inoltre, nonostante il lungo lasso di tempo trascorso dagli eventi, l’attenzione del pubblico è tutt’ora molto alta su quel periodo e sui fatti trascorsi, come dimostra l’attualità dei riferimenti raggiungibili mediante gli stessi URL”. A quanto pare, le ultime sentenze di Diritto all’Oblio negano la rimozione dei risultati di ricerca Google ai sensi della normativa europea. Gli interessati, ovvero i liberi cittadini che si chiedono come rimuovere notizie da Google, non possono cancellare il loro passato e devono abituarsi a convivere con la reputazione danneggiata. Cosa fare quando il Garante dei Dati, Google e tutti gli organi competenti ti negano il Diritto all’Oblio? Prima di tutto, la persona dovrebbe ricostruirsi una reputazione online, e far sì che una nuova identità digitale possa convivere e mettere nell’ombra l’identità compromessa. Accettando che “la storia non si cancella”

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