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Pubblicato da Redazione il 13 marzo 2017

Diritto all’Oblio: le ultime sentenze dal mondo

In queste settimane sono uscite nuove sentenze sul Diritto all’Oblio, alcune delle quali provenienti da Paesi che non appartengono all’Unione Europea. E questa, di per sé, è già una notizia, visto che il Diritto all’Oblio, ovvero il diritto ad esercitare una richiesta di cancellazione dei propri dati personali dai motori di ricerca come Google, è nato nell’UE e sta lentamente approdando negli altri Tribunali del mondo. Google rimuove i contenuti dai suoi Risultati di Ricerca soltanto per tre motivi: a causa di copyright, a causa di sentenze dei Governi, a causa della Privacy europea nella ricerca. La richiesta di rimozione di risultati di ricerca su Internet ai sensi della legislazione europea, è un diritto dei cittadini dal 2014, e nel corso degli anni ha affrontato diversi orientamenti della Giurisprudenza. A rappresentare lo Stato in questi casi è il Garante per la Protezione dei Dati Personali, che in Italia accoglie i reclami per il Diritto all’Oblio e detiene l’ultima parola su molte sentenze in Tribunale. Attualmente, gli orientamenti dei Tribunali nei casi di Diritto all’Oblio prevedono che non venga applicata la richiesta di rimozione ai sensi della legislazione europea nei casi in cui il richiedente sia un cittadino che abbia commesso un reato grave, oppure un personaggio pubblico, oppure un imprenditore che è stato condannato per un reato grave. Le statistiche dicono che in Italia soltanto una richiesta su quattro viene accettata da Google: il Diritto all’Oblio sul motore di ricerca viene negato, soprattutto nei casi in cui si cerca di cancellare notizie da Google. In questi casi, Google risponde attraverso il modulo per il Diritto all’Oblio, scrivendo in che maniera viene interpretata la richiesta. In caso di risposta negativa, Google spiega che le URL inserite nella richiesta di Diritto all’Oblio  devono restare negli Indici di Ricerca per specifici motivi, quali possono essere l’interesse del pubblico all’elaborazione dei dati, l’interesse di potenziali consumatori di prodotti o servizi del richiedente, l’interesse delle indagini ad accedere alle informazioni. Non è semplice avvalersi del Diritto all’Oblio su InternetGoogle deve gestire migliaia di richieste a settimana provenienti da tutti i Paesi dell’Unione Europea. Per cancellare dati personali da Google si può adire anche al Garante della Privacy, oppure si può contattare il Webmaster del sito Internet che ospita la pagina da rimuovere da Google. Google inoltre cerca di divulgare il numero di richieste di rimozione di informazioni dai suoi Risultati di Ricerca, come succede ad esempio nel caso di richieste di rimozione per motivi di copyright o per richieste pervenute dalle autorità. Si tratta di una iniziativa che promuove la trasparenza e viene applicata anche al Diritto all’Oblio, attraverso il “disclaimer” che compare nei piedi delle pagine di Ricerca Google, nel quale si legge che “Alcuni risultati possono essere stati rimossi ai sensi della normativa europea sulla privacy” (Diritto all’Oblio su Google)”. Si è trattato, per molte persone, di uno strumento potente, che è andato in conflitto con il diritto di cronaca e l’interesse del pubblico ad accedere alle informazioni. La giurisprudenza sul Diritto all’Oblio si sta ancora scrivendo, e le ultime sentenze creano dei precedenti interessanti nei Tribunali. Il tutto si ricollega ad un crescente interesse dei cittadini del mondo nei confronti della privacy su Google, nella difesa della propria reputazione e nella tutela dell’identità digitale. La “web reputation” e il Diritto all’Oblio sono temi importanti per la giurisprudenza, e la Legge si muove nella direzione della difesa della privacy. Ma non in tutti i casi.

In Giappone, ad esempio, una recente sentenza di Diritto all’Oblio ha visto vincere Google. Un cittadino giapponese aveva chiesto alla Corte Distrettuale di rimuovere dal motore di ricerca i riferimenti ad un suo arresto e ad una sua condanna per prostituzione minorile. Senza fare uno specifico riferimento alla legislazione europea sul Diritto all’Oblio, in quel primo grado di giudizio il Giudice aveva dato ragione al cittadino che chiedeva di rimuovere notizie da Google. La sentenza è stata poi annullata dall’Alta Corte e, giunti al ricorso, la Corte Suprema di Giustizia giapponese ha definitivamente respinto la richiesta di Diritto all’Oblio, affermando che il reato fosse grave e che l’interesse del pubblico ad accedere a quelle informazioni fosse superiore all’interesse della privacy del cittadino. In questo caso, la Legge non ha difeso la “reputazione” della persona e non riconosce il Diritto all’Oblio come uno strumento per dimenticare il passato e ricostruirsi una nuova identità.

La pensano diversamente in Danimarca, dove in materia di Diritto all’Oblio vengono chiamati in causa gli strumenti con i quali Google memorizza i dati personali delle persone e li archivia nei motori di ricerca. Di recente, Google è stato accusato di aver infranto le Leggi sui dati personali in Danimarca, e l’accusa è arrivata direttamente dal Consiglio dei Consumatori e dal Garante dei Dati danese. Senza Diritto all’Oblio sarebbe più semplice influenzare i modi di navigazione e il marketing mirato sugli utenti di Google. In questo momento, Google non ha preso posizioni nei confronti del Diritto all’Oblio dei dati personali dei consumatori.

Tra le ultime sentenze sul Diritto all’Oblio in Europa, c’è quella datata Marzo 2017 e riguardante il parere della Corte nei confronti del Diritto all’Oblio dei dati personali contenuti nei Registri delle Imprese. Rifacendosi al caso di un imprenditore di Lecce che aveva chiesto al Tribunale di trasformare in forma anonima il proprio nome sui siti Internet che lo ricollegavano ad una precedente società fallita, la Corte ha definito “sproporzionata” la richiesta, visto che ci sono molteplici diritti e rapporti giuridici che ruotano intorno ad una società, e che altri soggetti possono essere coinvolti nell’interesse ad accedere a queste informazioni societarie. In questi casi, le persone fisiche non sono tenute ad avere il Diritto all’Oblio, anche se è decorso un certo tempo dallo scioglimento della società o dal sollevamento degli incarichi professionali che si coprivano in passato. Questa ultima sentenza renderà in futuro ancor più difficile richiedere il Diritto all’Oblio su Google da parte di imprenditori, anche se non avessero commesso reati gravi. La notizia è arrivata in America e pone nuovi dubbi sul Diritto all’Oblio da parte di persone fisiche che in passato hanno svolto attività imprenditoriali.

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