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Pubblicato da Redazione il 18 febbraio 2017

Diritto all’Oblio su Internet: la Privacy prima di tutto

Non c’è reato che tenga: il nominativo dalla pagina web che contiene una notizia di cronaca, deve essere rimosso. Lo aveva detto la Cassazione (con la Sentenza Numero 13161/2016), lo ha ribadito il Garante dei Dati e pare essere confermato dagli ultimi disegni di Legge sul cyberbullismo e sui reati informatici. Il Diritto all’Oblio dei propri dati personali su Internet deve essere applicato sempre e comunque da parte di quelle pagine web che mantengono la notizia online da almeno 24 mesi. Il Direttore della Testata Giornalistica può essere condannato ad un risarcimento danni a favore dell’interessato qualora decidesse di negare il Diritto all’Oblio. Inoltre, procedendo per vie penali una volta che si è dimostrato il diniego alla rimozione, il sito Internet può essere sequestrato e il caso viene portato in Tribunale. Il Diritto all’Oblio viene spesse volte negato da Google per motivi di interesse dei consumatori o di interesse pubblico alla raccolta ed elaborazione dei dati: quando si presenta a Google una domanda di Diritto all’Oblio, Google fornisce una risposta, che argomenti la decisione presa, sia in caso di esito positivo che di esito negativo. Ad esempio, un famoso imprenditore che diversi anni fa si è macchiato di un reato grave, molto probabilmente vedrebbe negarsi il Diritto all’Oblio su Google, perché il motore di ricerca riterrebbe le informazioni riconducibili a quel reato come utili a tutelare gli interessi dei possibili consumatori di quell’imprenditore. Questo potrebbe essere giusto, ma va in contrasto con altri concetti di oblio, addirittura contro la prescrizione prevista dalla Legge, che avviene dopo 5 anni.

Google potrebbe non rimuovere le notizie da Internet pubblicate 10 anni fa, se percepisce che un imprenditore sia ancora “attivo”, e se ritiene che i consumatori dei prodotti e dei servizi di quell’imprenditore debbano essere a conoscenza delle notizie del passato. Altri casi in cui Google nega il Diritto all’Oblio, sono quelli riguardanti le notizie di cronaca recenti (in questi casi, è necessario aspettare che si siano conclusi i procedimenti giudiziali, fino all’ultima sentenza) e la vita privata di personaggi pubblici, come vip o politici di un certo livello. I giornalisti protestano contro il Diritto all’Oblio, perché molte volte le richieste effettuate chiedono la rimozione della notizia stessa: è sbagliato. Infatti, si tende ad applicare una censura e a confondere il Diritto all’Oblio con il Diritto alla cancellazione delle notizie da Internet (cancellazione di dati personali, cancellare foto e video da Internet, eliminare notizie da Google, cancellare il proprio nome dal motore di ricerca, cancellare un sito Internet da Google per il Diritto all’Oblio). Il Diritto all’Oblio su Internet non deve configurare la censura dell’informazione né deve danneggiare altri Diritti, quali i Diritti dei consumatori o i Diritti di cronaca. Un “giusto equilibrio” lo si trova tutelando il proprio dato personale da rimuovere da Internet.

La Legge dice che il dato personale, attraverso una procedura prevista dal Garante per la Protezione dei Dati Personali, può essere bloccato, rimosso o sostituito presso i siti web che lo conservano sui propri server. Il dato personale è, appunto, un dato conservato su un server, all’interno di uno “spazio web” dove è oggetto al Trattamento da parte del titolare. L’interessato (ovvero, la persona che richiede il Diritto all’Oblio del proprio dato personale), può esercitare i suoi diritti in materia, così come scritto nell’Articolo 7 del Codice. Ed è proprio su questo Diritto ad esercitare la richiesta, la cancellazione o il blocco del dato personale su un sito web, che l’interessato dovrebbe concentrarsi, visto anche che sarebbe più “protetto” dalla Legge ed avrebbe ulteriori diritti. Chiedere di cancellare una notizia da Google direttamente al giornale online non è quasi mai produttivo. Il Diritto all’Oblio ha creato molta confusione, e dei conflitti di interesse sono nati tra gli editori dei giornali online e gli interessati. Google si avvale del prezioso contributo del Garante dei Dati per cancellare i Risultati di Ricerca Google (cancellare URL da Google per il Diritto all’Oblio). Le sentenze in Tribunale per il Diritto all’Oblio continuano a dare ragione agli interessati: il dato personale va rimosso da Internet, il che non significa “far rimuovere le notizie” anche se, collateralmente, il risultato sul motore di ricerca è lo stesso, senza che ci sia bisogno dell’intervento di un Giudice (Google non trova più il nome nelle URL e non rilascia le notizie da cancellare nei Risultati di Ricerca). Il Dato Personale verrà presto “trattato” sempre più in Tribunale e sempre meno dal Garante per la Protezione dei Dati Personali, visto che sono molti i casi per cui – non solo per il Diritto all’Oblio – un interessato possa richiedere di rimuovere il suo dato personale, e né Google né il Garante possono acquisire questo potere decisionale sopra le parti in Tribunale. Consigliamo vivamente di restare aggiornati seguendo gli orientamenti della giurisprudenza in materia di Diritto all’Oblio su Internet in Italia – e, presto, anche al di fuori dei confini italiani ed europei. La privacy, insomma, non si tocca. Almeno per il momento.

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