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Pubblicato da Redazione il 27 maggio 2018

GDPR e Codice della Privacy

Dal 25 Maggio il nuovo Regolamento UE/679/2016 (meglio noto con l’acronimo GDPR, General Data Protection Regulation) relativo alla protezione e al trattamento dei dati personali delle persone fisiche sarà direttamente applicabile nel territorio di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. La sua grande portata innovativa – unitamente alla sua immediata efficacia vincolante – ha imposto ai Legislatori nazionali l’adozione di misure di adeguamento alle nuove disposizioni in materia di PrivacyCon Legge delega 25 ottobre 2017, n. 163, il Parlamento italiano ha incaricato il Governo di abrogare le disposizioni del Codice della Privacy (D. Lgs. 196/2003) che fossero incompatibili con il nuovo Regolamento, con l’intento di armonizzare la normativa nazionale al GDPR ed ai principi da questo introdotti (ad esempio, il principio di accountability). Sebbene inizialmente intenzionato alla totale cancellazione del Codice nazionale, con l’ultima versione dello Schema di Decreto Legislativo – inviato il 10.05.2018 alle Camere perché esprimano un parere – il Governo ha preferito optare per un’abrogazione selettiva delle sole norme che appaiono palesemente in contrasto con il GDPR (si parla in ogni caso di gran parte delle disposizioni che compongono il D. Lgs. 196/2003), introducendo altresì delle disposizioni aventi contenuto innovativo rispetto alla fonte europea.

Tra le principali novità previste nel decreto, si registra l’abbassamento dell’età utile affinchè un minore possa prestare autonomamente il consenso (dai sedici anni previsti dall’art. 8 GDPR a quattordici anni) e la previsione di alcune modifiche al trattamento dei dati sul luogo di lavoro (il consenso non sarà richiesto qualora i dati vengano trattati nell’ambito della medicina preventiva e del lavoro, della diagnosi o della terapia).

Ma la novità più importante è forse quella relativa ai dati sanitari: a differenza di quanto previsto dalla normativa U.E., secondo il Decreto al vaglio delle Camere non sarà obbligatorio prestare il consenso qualora il trattamento sia necessario a garantire l’incolumità fisica dell’interessato o di terzi o la salute pubblica (ad eccezione dei dati genetici o biometrici, che potranno essere trattati solo in presenza di valido consenso o nel rispetto delle condizioni di cui al paragrafo dell’art. 9 GDPR). Restano invece salve le nuove disposizioni in materia di Diritto all’Oblio (o Diritto alla cancellazione ai sensi dell’art. 17 GDPR) e di diritto alla portabilità dei dati (art. 20), compresi gli strumenti di reclamo all’Autorità Garante e di ricorso all’Autorità giudiziaria competente (artt. 77 e seguenti GDPR). Da quanto emerge nello schema di decreto formulato dal Governo, la prossima disciplina in materia di Privacy poggerà su un doppio piedistallo, quello europeo e quello italiano: il primo rappresentato dal GDPR ed il secondo dal Codice della Privacy – così come risultante dal lavoro di ammodernamento e “ripulitura” del vecchio testo di legge.

#garante della privacy#gdpr 2018#general data protection regulation#privacy internet

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