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Pubblicato da Redazione il 10 febbraio 2018

Nasce il problema del “rant” su Google

Una recente sentenza del Garante della Privacy italiano ha sollevato il problema del “rant”, ovvero delle “esternazioni negative ripetute a ruota” su Internet nei confronti di un cittadino innocente vittima di queste azioni. Una moda che ha preso piede negli ultimi mesi vista la semplicità con la quale è possibile produrre pagine web che contengono informazioni inesatte, diffamatorie o false nei confronti di una persona o una azienda. Google nella maggior parte dei casi non cancella i Risultati di Ricerca che contengono informazioni false e negative nei confronti di una persona, promuovendo di fatto il ragionamento per il quale “siamo tutti colpevoli fino a prova contraria”. Tocca allora al cittadino rivolgersi all’Autorità giudiziaria (in questo caso Autorità per la Protezione dei Dati Personali) per dimostrare l’estraneità ai fatti. Proprio in merito al problema del “rant” il Garante ha sdoganato il Diritto all’oblio all’estero e richiesto di cancellare le notizie da Google non solo nelle versioni europee del motore di ricerca ma anche nelle versioni americane.

Cosa si ritrova costretta a fare una persona vittima di “rant” che richiede di cancellare notizie false e diffamatorie da Internet? Prima di tutto, va dimostrata l’innocenza e l’estraneità ai fatti producendo una serie di documenti legali (quali certificato dei carichi pendenti e del casellario giudiziale) che vanno presentati al Garante della Privacy attraverso la procedura di Ricorso al Garante. E’ poi necessario trovare l’elenco delle URL che contengono le informazioni inesatte che si desidera cancellare da Google, e rivolgersi ad un consulente legale ed informatico per eseguire la corretta procedura di cancellazione dei dati personali dal motore di ricerca. Noi di Cyber Lex abbiamo ricevuto numerose richieste di cancellazione notizie e informazioni negative pubblicate gratuitamente nei confronti di una persona, di una azienda o di una attività commerciale. Parliamo di vere e proprie operazioni di diffamazione pianificate a tavolino: commenti violenti e cattivi su Google Maps, blog con finte notizie di reati ed altre spiacevoli vicissitudini a danno dell’interessato, “Meme” volgari ed offensivi diffusi su Google, finti siti con finte notizie denigratorie nei confronti di qualcuno da parte di chi aveva interesse a danneggiarlo. Abbiamo presentato richiesta di cancellazione a Google senza mai ottenere risposta positiva: Google non reputa le informazioni false o inesatte, e chiede che sia un Giudice ad ordinare la cancellazione. Purtroppo, l’esperienza ci dice che non tutti i cittadini vittime di “rant” hanno la possibilità economica di agire legalmente nei confronti del motore di ricerca per salvare la propria reputazione e tamponare i gravissimi danni sociali e patrimoniali che stanno subendo sul web, restando così abbandonati ad un brutto destino. Le forze dell’ordine (come la polizia postale) non riescono a ripristinare il problema dei “rant” sui motori di ricerca con il risultato che, finché Google decide di non intervenire nei confronti di “rant”, ma anche di altri fenomeni quali “haters”, “fake new” e reati di diffamazione a mezzo Internet, è molto facile rovinare la vita alla “persona comune” soprattutto se Google stesso è complice di queste azioni di “rant” ed a priori si schiera dalla parte di chi ha pubblicato informazioni diffamatorie e fake news.

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