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Pubblicato da Redazione il 27 gennaio 2018

Qwant sbarca in Cina

Qwant è stato definito come il nuovo motore di ricerca anti-Google. La stessa denominazione “Qwant” fa intendere l’obiettivo principale del motore di ricerca francese, che appunto si divide nella lettera Q in termini di quantità, quindi attinente alla quantità di dati presenti sul web, e “Want” che è il verbo inglese che significa Volere. Ciò significa che Qwant si propone come quel motore di ricerca che, al contrario di Google, non traccia alcun tipo di dati personali degli utenti e che non conserva, né elabora i dati degli utenti che vi navigano.

Emblematico è infatti lo slogan del motore di ricerca francese, che appare ad ogni utente al momento dell’iscrizione: “Perché accettare da un motore di ricerca quello che non accetteresti nella vita?”. Il messaggio è piuttosto chiaro e diretto e si riferisce in particolar modo a tutti quei siti che, attraverso algoritmi ben precisi, riescono a raccogliere i dati dell’utente, fornendo successivamente delle strategie di marketing ad hoc e violando quindi la privacy. Questo presupposto è servito al Governo Cinese per abbattere totalmente il motore di ricerca californiano, Google, e consentire invece l’utilizzo di Qwant. In tal modo, i 22 milioni di abitanti in Cina, potranno adesso utilizzare un motore di ricerca, che in precedenza gli era stato sottratto. Va ricordato che le Autorità cinesi avevano bloccato l’accesso a Google, non solo ai residenti cinesi, ma anche a tutti coloro che si sarebbero soffermati temporaneamente in Cina e che erano residenti in qualsiasi altra parte del mondo.

Qwant, che è nato in Francia nel 2013, è riuscito negli anni a farsi conoscere presso l’Europa, ma difficilmente era riuscita a varcare gli stati extra-europei. La Cina perciò ha rappresentato con l’abolizione dell’accesso a Google, un business perfetto per quello che è la loro mission aziendale. Il motore di ricerca Qwant precisa inoltre che tra gli altri obiettivi primari dell’azienda risiede la mancanza totale dei conflitti d’interesse che emergono nei risultati di ricerca, ad esempio come invece è capitato a Google che, secondo la Commissione Europea, aveva abusato del suo potere nei risultati di ricerca dell’e-commerce, posizionando sempre nelle prime posizioni i suoi prodotti. Tale operazione è costata alla Big americana una multa elevatissima. Infatti, come rilascia nell’intervista al Corriere della Sera, Qwant dichiara: <<Noi non tracciamo gli utenti e non usiamo cookie>>. Poi continua:  <<Possiamo usare i risultati delle ricerche, ma senza legarli alle persone, pazienza se per questo dobbiamo sacrificare parte dei profitti>>. Per mettere in pratica ciò, Qwant dissocia l’indirizzo IP di ogni utente dalla ricerca che lui stesso fa; perché solo così può tutelare la privacy dell’utente e far si che non venga raccolto alcun tipo di dato personale, permettendo davvero che si possa navigare in totale privacy. Tuttavia, a prescindere da Qwant, le cose cambieranno in materia di protezione dei dati personali, grazie al nuovo Regolamento europeo GDPR che metterà fine allo sfruttamento dei dati dell’utente per fini aziendali. Il regolamento GDPR (ovvero General Data Protection Regulation) entrerà in pieno vigore il 25 maggio 2018 in tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea, anche se riguarderà tutte le aziende che, sebbene abbiano sede centrale extra-europea, in realtà dovranno attenersi al regolamento qualora avessero a che fare con i dati di cittadini europei. Ad esempio Google, ha sede centrale in California, ma elabora i dati personali dei cittadini di quasi tutto il mondo, perciò sarà obbligatorio che questi rispetterà il Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati Personali.

 

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